SANTA MARIA DEL LAVELLO A CALOLZIOCORTE

 

Vista di Santa Maria del Lavello dalla Chiesa di S. Brigida d'Irlanda a Lorentino. Nikon D810, 600 mm (Sigma 150-600 mm ƒ/4.5-6.3) 1/30" ƒ/6,3 ISO 64

A long story made short about this cloister.

In 1480, during the first renovation of this site, then little more than a hut, underneath a tombstone somebody found a water spring. The people convened soon to the place for this water that they believed to be miraculous.

In 1486, a group of friars of the “Serviti” order came from Bergamo to cooperate in the construction of a new church to replace the original small one. In 1510 the monks began to build the cloister as it may be seen today. Toward the end  of the XVI century, the nave got doubled to host the increasing number of pilgrims.

In 1629 the Landsknechts invasion put a halt to a century of prosperity, carrying with them destruction and illness. All the friars died while assisting the population attacked by a terrible plague.

Following decades of alternate fortunes, after a long period of decay, with the beginning of the new millennium, the complex has yet been one more time renovated to the pristine appearance you can review today.

More on this subject: «HERE»

Per farla breve: nel 1480, durante i primi lavori di ampliamento della cappelletta originale, da sotto a un’antica sepoltura, scaturì improvvisamente una fonte che acquistò presto fama di miracolosa e divenne meta di pellegrinaggi.

Attratti dal clamore, nel 1486 giunsero da Bergamo  alcuni frati dell’ordine dei Servi di Maria che contribuirono alla costruzione della nuova chiesa. Nel 1510 i frati intrapresero la costruzione dell’odierno convento. Sul finire del sedicesimo secolo la navata venne raddoppiata e raggiunse le dimensioni attuali.

Nel 1629 la discesa dei lanzichenecchi mise fine ad un secolo di prosperità.  Uno dopo l’altro, i frati scomparvero nella missione di assistere i malati di peste. Dopo anni di alterne vicende e un periodo di abbandono, agli inizi del 2000 il complesso è stato ancora una volta riportato agli originali splendori e si conferma una delle mete storico artistiche più interessanti della regione.

Per saperne di più: «QUI»

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